Le Concessioni Idroelettriche

31 gennaio 2010

Nella stragrande maggioranza dei casi le acque sono pubbliche: qualora si intenda procedere alla realizzazione di un impianto idroelettrico, anche di piccola taglia, occorre preventivamente fare richiesta di concessione delle acque a scopo idroelettrico e pagare i relativi canoni.

Si definiscono derivazioni le utenze di acque pubbliche; esse si dividono in grandi e piccole derivazioni, le prime di competenza dei Lavori Pubblici, le seconde di competenza regionale.  L’idroelettrico di potenza inferiore a 3 MW  è considerato piccola derivazione. La norma di riferimento  il R.D. n. 177511/12/1933.

Il Deflusso Minimo Vitale

31 gennaio 2010

Tutte le definizioni di Defusso Minimo Vitale pongono l’accento sulla protezione dell’ambiente naturale fluviale. Qualunque ne sia la definizione, è ben chiaro l’obiettivo del rilascio del Deflusso Minimo Vitale e cioè assicurare a valle delle opere di derivazione di un impianto idroelettrico la presenza di una portata d’acqua congruente.

Talvolta è utile introdurre il concetto ausiliario di “portata di dotazione” di un corso d’acqua e cioè un deflusso a valle delle opere di derivazione di una certa portata regolata artificialmente in modo da avere in un certo istante ed in una certa sezione del corso d’acqua una portata predefinita.

Ci sono decine di formule per il calcolo del Deflusso Minimo Vitale ed il loro numero tende a crescere col tempo. Ciò dimostra che  ad oggi non esiste una soluzione universalmente valida per la determinazione del Deflusso Minimo Vitale e probabilmente mai esisterà.

Ogni singola determinazione nella gran varietà delle formule disponibili può servire solo come riferimento per scopi pianificatori.
Le formule possono essere divise in quattro raggruppamenti.

Metodi basati su valori idrologici o statistici:
Tra questi metodi, un primo sottogruppo si riferisce alla portata media naturale del corso d’acqua (MQ): questi metodi propongono valori variabili dal 5 a 60 % di MQ, laddove quest’ultima percentuale viene utilizzata solo nel caso in cui la pesca rappresenti un’attività di grande importanza economica. Mediamente ci si attesta intorno al 10%.

Un secondo sottogruppo di metodi riferisce il Deflusso Minimo Vitale alla portata minima del corso d’acqua (MNQ): in questo caso il Deflusso Minimo Vitale si attesta tra il 33 ed 100% di MNQ.

Un terzo sottogruppo, infine, si riferisce ad un prefissato valore sulla curva di durata del corso d’acqua (FDC). In questo sottogruppo ci sono una grande varietà di metodi: da quelli che propongono un Deflusso Minimo Vitale pari al 20% di Q300 (portata che fluisce per una periodo dell’anno superiore a 300 giorni) a quelli che presentano formule interpolanti di origine statistica di notevole complessità.

Metodi basati su principi fisiografici:
Tali metodi fanno riferimento a una portata specifica prefissata, espressa in l/s/km2 di bacino imbrifero sotteso. I valori di portata specifica possono variare da 1,6 a 9 l/s/km2 o più (in caso di grande importanza economica ed abbondanza dell’ittiofauna).

Questi metodi sono di facile applicazione purché ci siano dati di base affidabili. D’altra parte non si tengono in alcun conto né i parametri idraulici della corrente né l’effetto di affluenti e neppure la lunghezza del tratto d’alveo sotteso.

Formule basate sulla velocità e sulla profondità dell’acqua:
Anche in questo gruppo di metodi vengono proposti i numeri più disparati. C’è chi propone che il Deflusso Minimo Vitale deve defluire con velocità non inferiori a 0,3-0,5 m/s e con altezze d’acqua superiori a 10 cm. Altri invece suggeriscono velocità di 1,2-2,4 m/s e altezze d’acqua di 12-24 cm e così via.
Il notevole vantaggio di queste formule è dato dal fatto che la morfologia dell’alveo è in qualche misura considerata e non c’è alcun bisogno di dati idrologici; peraltro si trascura l’effetto dei corsi d’acqua tributari e la lunghezza dell’alveo sotteso.

Metodi basati sulla pianificazione multi-obiettivo che tengono conto dei parametri ecologici:
Questi metodi sono generalmente molto complessi da applicare e richiedono notevole esperienza e competenza per il loro utilizzo. Essi necessitano di osservazioni e misure di  portata sito-specifiche e tengono conto di dati idrologici, idraulici, ecologici e meteorologici e sono basati sull’utilizzo di parametri ecologici ed economici.

Sono metodi costosi per l’onere della raccolta dei dati e per la loro elaborazione matematica e sono adatti solo a particolari tipologie di corso d’acqua poiché la trasferibilità dei risultati da un corso d’acqua all’altro è dubbia.

Idroelettrico: Autorizzazioni Richieste

31 gennaio 2010

Di seguito si elencano le principali pratiche di tipo autorizzativo da espletare per impianti oltre i 20 kW di potenza o che comunque determinino un sostanziale impatto sull’alveo del corso d’acqua:

  • Concessione per la derivazione delle acque a scopo idroelettrico e relativo Disciplinare, la cui domanda va inoltrata alla Regione interessata attraverso il suo Ufficio del Genio Civile, corredata  dal progetto dell’impianto;
  • Presentazione di una copia del progetto alla Sovrintendenza per i Beni Ambientali nel caso in cui l’impianto venga installato in una zona soggetta a vincoli ambientali;
  • Comunicazione di intenti al Ministero delle Attivit? Produttive;
  • Comunicazione di intenti al Distributore Elettrico Locale;
  • Comunicazione di intenti all’Ufficio Tecnico di Finanza (UTF);
  • Domanda al Corpo Forestale dello Stato, nel caso in cui il progetto preveda lavori interferenti con aree di competenza dello stesso;
  • Domanda di rilascio della Concessione Edilizia da parte del Comune di competenza.

Ultimato l’impianto si dovr?à procedere a:

  • Istruzione della pratica di Denuncia per apertura di Officina Elettrica. La licenza UTF contiene le dichiarazioni bimestrali dell’energia prodotta ai fini della corresponsione delle relative imposte;
  • Certificato di Collaudo dell’opera.

La realizzazione di un impianto di potenza inferiore a 20 kW risulta molto più semplice rispetto a taglie maggiori:  preferibile chiedere informazioni ai costruttori di opere elettromeccaniche o ai professionisti del luogo che conoscono per esperienza le effettive realt?à locali.

Caratteristiche dei Piccoli Impianti Idroelettrici:

31 gennaio 2010

I principi dell’utilizzo idroelettrico delle risorse idriche non varia tra piccoli e grandi impianti idroelettrici. Non di meno, a livello europeo la soglia del piccolo idroelettrico è posta a 10 MW (10.000 kW); tale valore è stato utilizzato in alcune normative di diversi paesi membri. Peraltro, ci sono alcune differenze più o meno pragmatiche tra grande e piccolo idroelettrico:

  • La maggior parte dei piccoli impianti idroelettrici sono di proprietà privata – almeno quelli di potenza fino a 1 MW.
  • Un piccolo impianto idroelettrico non deve essere visto come un grande impianto rimpicciolito.
  • A causa delle inevitabili economie di scala, i piccoli impianti idroelettrici sono solitamente più costosi dei grandi. Parte della strumentazione, i sistemi di controllo e monitoraggio hanno poca o nessuna dipendenza dalla taglia dell’impianto.
  • A causa delle piccole dimensioni degli impianti, l’alterazione del trasporto solido di fondo è trascurabile.
  • Solo pochi piccoli impianti idroelettrici hanno dei bacini d’accumulo dell’acqua che consentano di spostare e concentrare nel tempo il funzionamento dell’impianto nei periodi di maggior valore dell’energia. Buona parte dei piccoli impianti idroelettrici sono del tipo ad acqua ?uente, cioè non alterano il regime temporale naturale delle portate.
  • La lunghezza del rigurgito a monte delle opere di captazione, cioè l’area a monte in?uenzata dalla presenza di tali opere, è limitata o nulla.

In passato molti piccoli impianti idroelettrici sono stati costruiti per coprire le necessità di energia di utenze industriali, come per esempio magli, mulini e segherie. Un gran numero di essi furono abbandonati per ragioni economiche di breve periodo sebbene migliaia di essi siano ancora in esercizio nella loro con?gurazione originale e molti di questi siano stati potenziati e ristrutturati producendo molta più energia di quanto facessero all’inizio. I piccoli impianti idroelettrici sono solitamente posti lungo piccoli o medi corsi d’acqua laddove sia disponibile un salto. Essi sono stati costruiti sia in aree fortemente urbanizzate (anche nel centro delle città) come in remote zone di alta montagna.

Sebbene il limite del piccolo idroelettrico sia posto a 10 MW, la distribuzione delle taglie segue una curva abbastanza tipica e cioè il numero degli impianti è inversamente proporzionale alla taglia dell’impianto. Conseguentemente, un piccolo impianto idroelettrico ha “tipicamente” una taglia tra 50 e 500 kW.

I Piccoli Impianti Idroelettrici

31 gennaio 2010

L’idroelettrico è la più importante e tradizionale fonte di energia pulita e rinnovabile in Europa. Il “combustibile” di un impianto idroelettrico è l’acqua che scorre il che significa un corso d’acqua di qualsiasi dimensione. È bene chiarire che non c’è alcun consumo d’acqua: essa rimane disponibile per qualsiasi altro scopo. L’energia da utilizzare è legata a due parametri, la portata, misurata in metri cubi al secondo (m3/s) ed il salto, misurato in metri (m) il cui prodotto fornisce la potenza in uscita da un impianto idroelettrico.

Il salto è definito come la differenza di quota tra due particolar sezioni trasversali di un corso d’acqua. Per rendere il salto utilizzabile è necessario ridurre le perdita dell’energia posseduta dalla corrente naturale e concentrarla mediante una derivazione dell’acqua da fiume e convogliarla tramite apposite vie d’acqua fino alla centrale dove avviene la trasformazione in energia elettrica.

La conversione dell’energia posseduta dall’acqua così convogliata in energia elettrica richiede l’installazione di una turbina (energia potenziale e cinetica trasformata in energia meccanica dalla rotazione della turbina) e di un generatore elettrico (energia meccanica di rotazione della turbina in energia elettrica). La potenza di un impianto idroelettrico si misura in chilowatt – kW – e l’energia prodotta in chilowattora – kWh. La formula per il calcolo della potenza è:

P (kW) = Q (m3/s) x H (m) x n tot x 9,81 approssimativamente Q x H x 7,8

P = potenza elettrica
Q = portata massima
H = salto netto

L’energia elettrica prodotta, quella che normalmente paghiamo, è la potenza erogata in un certo periodo di tempo.
La produzione annua di un impianto idroelettrico può essere calcolata approssimativamente con la relazione seguente:

E (kWh) = P (kW) x 4500 (h)

Il salto di un impianto idroelettrico è determinato principalmente da parametri geografici e topografici. La portata varia in funzione del regime naturale di deflussi del corso d’acqua. Di solito un impianto idroelettrico funziona a piena potenza per circa tre mesi all’anno. Il resto dell’anno opera a potenza inferiori in funzione della portata naturale disponibile.